𝗙𝗲𝗿𝗺𝗶𝗻𝗼 𝗚𝗶𝗮𝗰𝗼𝗺𝗲𝘁𝘁𝗶

𝑳𝒂 𝒔𝒄𝒓𝒊𝒕𝒕𝒖𝒓𝒂 𝒎𝒂𝒏𝒖𝒂𝒍𝒆: 𝒖𝒏 𝒑𝒂𝒕𝒓𝒊𝒎𝒐𝒏𝒊𝒐 𝒖𝒏𝒊𝒗𝒆𝒓𝒔𝒂𝒍𝒆 𝒅𝒂 𝒑𝒓𝒆𝒔𝒆𝒓𝒗𝒂𝒓𝒆 𝒆 𝒗𝒂𝒍𝒐𝒓𝒊𝒛𝒛𝒂𝒓𝒆

𝗦𝗰𝗿𝗶𝘁𝘁𝘂𝗿𝗮 𝟭𝟴𝟲-𝟭𝟴𝟳/𝟮𝟬𝟮𝟮

Quando si pensa alla scrittura manuale generalmente l’attenzione va alla sua funzionalità di strumento di comunicazione. Ed è facile pensare che, incrementando lo sviluppo di mezzi di comunicazione alternativi, soprattutto caratterizzati da un uso semplice, spesso dotati di rassicurante facilità di comprensione, eseguibili con movimenti elementari e ripetitivi, divulgabili con immediatezza presso una utenza ampia e sparsa su territori addirittura mondiali, il suo valore ed il suo uso tendono ad essere ridimensionati e collocati in angoli amatoriali con il pericolo a medio termine di essere annullati e dimenticati.

Questa cultura va sempre più diffondendosi nella nostra società: sembra offrire soluzioni “pronta cassa” a molteplici problemi di apprendimento della scrittura manuale; appare componente importante del fenomeno pervasivo di valorizzazione del digitale; inoltre, una volta apprese le nozioni necessarie per padroneggiare il digitale stesso, i processi comunicativi appaiono più immediati e veloci e il nuovo è ricondotto a presunte sensazioni di progresso culturale per le quali la scrittura manuale viene sempre più spesso considerata reliquia archeologica di un mondo che non c’è più.

Siamo spiacenti di dover annotare che queste, spesso sbrigative, valutazioni del senso dello scrivere a mano, appaiono del tutto superficiali e indissolubilmente legate alla “ignoranza” della vera natura del comportamento grafico manuale e della sua valenza storico-culturale.

Sono due aspetti che in queste poche righe ci preme richiamare all’attenzione del pubblico, comprendendo in esso le singole persone, le famiglie, le istituzioni formativo-educative, gli imprenditori (particolarmente quelli che operano nel digitale), gli uomini di cultura, i politici e quanti hanno a cuore il valore umanità in tutta la sua ricchezza di significati e nella infinità poliedricità delle sue espressioni soggettive.

È noto che la ricerca su macchine per scrivere ha visto i suoi esordi nel sedicesimo secolo con i tentativi del veneziano Francesco Rampazetto (1575) a cui fecero seguito le iniziative di vari inventori fino all’avvio della produzione industriale della macchina da scrivere “Qwerty” avviata dalla statunitense Remington, che poi, insieme all’Olivetti, per decenni è stata sinonimo di “macchina da scrivere”.

Questo breve accenno ci consente di richiamare l’attenzione sulle relazioni evidenti tra comunicazione con mezzo meccanico, che semplifica l’uso strumentale della mano, e la storia complessiva della comunicazione grafica.

Fino alla invenzione della “macchina da scrivere” e alla sua evoluzione in apparati digitali di vario genere, l’unico strumento scrittorio è stato, di fatto per millenni, un semplice bastoncino che, nel corso dei secoli è stato gradualmente affidato sempre più alla guida di tre dita della mano: il pollice, l’indice e il medio. Che si chiamasse, o si chiami tuttora, stilo, calamo, penna d’oca, penna, penna stilografica o biro, la sua funzione è stata sempre quella di permettere all’uomo di comunicare, trattare affari, diffondere idee; in una parola, creare cultura, civilizzazione, comunità aperte, dinamismo di crescita sempre più coinvolgente fino a divenire scambio universale di valori e di idee in grado di promuovere vita e creatività a livello personale e sociale.

La scrittura manuale è stata, nei millenni, lo strumento o, meglio, il comportamento umano che ha accompagnato e, per innumerevoli aspetti, veicolato il cammino storico-culturale dell’uomo assumendo gradualmente modalità espressivo-comunicative sempre più agili e accessibili ad ogni persona. Dalla pittografia alla ideografia, dalla proposta di concetti attraverso strutture simboliche alla scrittura sillabica fino a quella alfabetica, si è evoluta da “privilegio” e “sacralità” a comportamento “democratico” e universale, diventando anche “segno” indicatore di sapere e di crescita identitaria/valoriale della persona.

Accanto a questo, vi è un altro aspetto del comportamento grafico a cui occorre dedicare attenzione per il bene della convivenza umana. Lo sviluppo degli strumenti scrittori, via via più idonei a produrre tracciati personalizzati, e l’evoluzione del concetto stesso di scrittura manuale, sempre più libera da modelli precostituiti (anche se, purtroppo, meno attenta alla pulizia e all’eleganza calligrafica), hanno fatto sì che, nel tempo, l’esecuzione del comportamento grafico fosse affidata prevalentemente alla organizzazione delle dinamiche proprie della persona.

Premessa la necessaria conoscenza delle fondamentali specificità dei movimenti da compiere per creare le singole lettere e collegarle tra loro in strutture verbali per, poi, distribuirle nello spazio con la costruzione della frase, il comportamento grafico si è modulato, negli ultimi secoli, come espressione complessa della originalità individuale. Questo significa che l’uomo, mentre comunica all’altro idee, progetti, sentimenti, ecc., comunica se stesso perché il comportamento grafico (la scrittura manuale) è la sintesi dinamica di una auto-descrizione che investe tutta la “singola” persona nella sua costituzione, nella sua visione di sé e dell’altro da sé, nelle modalità di gestione di idee, iniziative, sogni, emozioni, sentimenti, stili relazionali, apertura al futuro e legame con il passato.

È un comportamento che si muove nel tempo e nello spazio, guidato dalla “complessità-persona” che vive, cresce, opera e progetta in quello stesso spazio-tempo simbolico in cui traccia lettere, parole e frasi.

Proprio perché processo auto-descrittivo, la scrittura manuale diventa strumento altamente sensibile, particolarmente idoneo per “conoscere” la persona, individuarne le problematiche, le ricchezze (potenziali o in atto) affettive, intellettive, operative, progettuali e relazionali.

In questa assoluta originalità individuale si colloca il valore della scrittura manuale come espressione della “verità” dinamica della persona e come strumento esplicativo del vivere soggettivo. Essa, mentre attinge senso di autenticità dall’energia e dalle potenzialità vitali primarie del singolo soggetto, si evolve e si rimodella seguendo fedelmente lo sviluppo dell’identità personale, ponendosi come comportamento espressivo del dinamismo globale e delle variazioni dell’organizzazione identitaria conseguenti agli apprendimenti ed alle esperienze che la persona vive. Se lo studio di una scrittura consente di conoscere il soggetto, l’analisi comparata di scritture dello stesso, eseguite in tempi diversi, permette di seguirne il cammino storico nella sua originalità, nel variare dei suoi ritmi e nella gestione, armonica o meno, delle sue risorse esistenziali.

La scrittura manuale, perciò, diventa oltre che strumento conoscitivo, anche strumento che consente, agli esperti dei vari settori, di progettare percorsi formativo-educativi personalizzati, indicare i campi in cui il soggetto può esprimere meglio le sue competenze umane e professionali, collaborare alla formulazione di strategie appropriate per il superamento di disagi e conflitti esistenziali, contribuire a individuare la natura, la fonte e le modalità di manifestazione di squilibri psicosomatici, relazionali, ecc., allo scopo di permettere, ai professionisti della salute dell’uomo, l’elaborazione di programmi terapeutici integrati, specifici per il singolo individuo.

Aver cura della persona nella sua singolarità è l’obiettivo proprio della disciplina che studia la scrittura manuale come comportamento complesso dell’unicità dinamica che si invera nell’identità di quest’uomo, di ogni uomo: la grafologia.

Questa potenzialità euristica non appartiene alla scrittura digitale e non è presente in maniera adeguata nella scrittura a stampatello, ma si esplica in pieno nella scrittura manuale corsiva perché solo questa assume le caratteristiche di un comportamento sequenziale fatto di movimento, pause di riflessione, riprese e continuità di azione.

Sono, quelli proposti, i due motivi fondamentali che giustificano il richiamo a riservare una attenzione speciale alla scrittura manuale corsiva.

La sua storia e il suo significato antropologico ne evidenziano il valore irrinunciabile per la persona e per l’umanità intera. Non è possibile pensare che l’avvento del digitale abbia reso obsoleta la scrittura manuale, carta di identità culturale e individuale. Le due modalità di comunicazione non sono alternative perché le loro funzioni ed i loro significati sono diversi e si integrano a vicenda. È, perciò, necessario reagire al pericolo di leggere il reciproco rapporto come conflittuale e non complementare.

La scrittura manuale corsiva, in quanto motore ed espressione del cammino della convivenza sociale, concretizzata nella storia della civiltà umana, e nella sua nota identificativa di comportamento complesso, descrittivo della altrettanto complessa verità della unicità soggettiva, riveste per tutta l’umanità un valore talmente pregno di significati umanistici e antropologici che la comunità umana non può privarsene senza il rischio di smarrire la memoria del suo cammino, né la persona può abbandonarne l’esercizio senza incorrere nel pericolo di impoverire le sue competenze espressivo-comunicative e perdere l’uso di uno strumento di autorivelazione essenziale per creare relazioni creative di comunione interpersonale e di convivenza sociale.

Come Istituto grafologico “G. Moretti”, insieme all’Associazione Grafologica Italiana ed a tanti amici, uomini di cultura, istituzioni pubbliche e private, abbiamo un sogno, elaborato fin dal 2015, che vogliamo finalmente trarre fuori dal cassetto: proporre all’UNESCO il riconoscimento della scrittura manuale, particolarmente di quella corsiva, come “Bene culturale immateriale dell’Umanità”. Non, quindi, un modello grafico di scrittura, ma la scrittura manuale come tale, come comportamento significativo di identità e di vita, esclusivo di ogni uomo ma, insieme, espressivo di crescita civile e culturale dell’umanità.

scarica l’articolo qui

 

𝗻𝘂𝗺𝗲𝗿𝗼 𝘀𝗽𝗲𝗰𝗶𝗮𝗹𝗲/𝗱𝗼𝗽𝗽𝗶𝗼 – 𝐝𝐞𝐝𝐢𝐜𝐚𝐭𝐨 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐒𝐜𝐫𝐢𝐭𝐭𝐮𝐫𝐚 𝐚 𝐌𝐚𝐧𝐨 – 𝗱𝗶 𝗦𝗰𝗿𝗶𝘁𝘁𝘂𝗿𝗮 186-187/2022 – 𝓅𝓅. 264
INDICE
𝗙𝗲𝗿𝗺𝗶𝗻𝗼 𝗚𝗶𝗮𝗰𝗼𝗺𝗲𝘁𝘁𝗶, 𝙇𝙖 𝙨𝙘𝙧𝙞𝙩𝙩𝙪𝙧𝙖 𝙢𝙖𝙣𝙪𝙖𝙡𝙚: 𝙪𝙣 𝙥𝙖𝙩𝙧𝙞𝙢𝙤𝙣𝙞𝙤 𝙪𝙣𝙞𝙫𝙚𝙧𝙨𝙖𝙡𝙚 𝙙𝙖 𝙥𝙧𝙚𝙨𝙚𝙧𝙫𝙖𝙧𝙚 𝙚 𝙫𝙖𝙡𝙤𝙧𝙞𝙯𝙯𝙖𝙧𝙚, 𝗦𝗰𝗿𝗶𝘁𝘁𝘂𝗿𝗮 𝟭𝟲𝟳/𝟭𝟲𝟴 (𝟮𝟬𝟮𝟮) 𝗽. 𝟲
𝗟𝗮 𝘀𝗰𝗿𝗶𝘁𝘁𝘂𝗿𝗮 𝗺𝗮𝗻𝘂𝗮𝗹𝗲: 𝘂𝗻 𝗽𝗮𝘁𝗿𝗶𝗺𝗼𝗻𝗶𝗼 𝗱𝗮 𝗽𝗿𝗲𝘀𝗲𝗿𝘃𝗮𝗿𝗲 𝗲 𝘃𝗮𝗹𝗼𝗿𝗶𝘇𝘇𝗮𝗿𝗲
𝗘𝗟𝗘𝗡𝗔 𝗚𝗢𝗭𝗭𝗢𝗟𝗜
𝗦𝗰𝗿𝗶𝘃𝗲𝗿𝗲 𝗮 𝗺𝗮𝗻𝗼: 𝗿𝗶𝗳𝗹𝗲𝘀𝘀𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗱𝗶 𝘂𝗻 𝗳𝗶𝗹𝗼𝘀𝗼𝗳𝗼
Scrivere a mano appartiene alla tradizione umana: una tradizione attualizzante e significante l’umano e la sua esistenza da preservare, difendere e valorizzare, laddove l’imporsi sempre più articolato e diffuso delle tecnologie digitali e dei mezzi tecnologici in genere sembra pretendere di sostituirne il senso e il significato più intrinseci. La Complessità, aspetto imprescindibile della nostra natura umana definisce la soggettività, l’unicità, l’esclusività di ciascuno, unitamente ai suoi processi e alle dinamiche di cambiamento, evidenziando limiti e potenzialità creative, da scoprire e educare in un processo di crescita che ci vede protagonisti in una visione aperta e disponibile al confronto autentico con noi stessi, con gli altri e con il mondo circostante.
𝗟𝗨𝗜𝗚𝗜 𝗔𝗟𝗙𝗜𝗘𝗥𝗜
𝗦𝗰𝗿𝗶𝘁𝘁𝘂𝗿𝗮 𝗮 𝗺𝗮𝗻𝗼 𝗲 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗼𝘀𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝘁𝗲𝘀𝘁𝗼. 𝗔𝗹𝗰𝘂𝗻𝗲 𝗰𝗼𝗻𝘀𝗶𝗱𝗲𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗮𝗻𝘁𝗿𝗼𝗽𝗼𝗹𝗼𝗴𝗶𝗰𝗵𝗲
La scrittura – non bisogna dimenticarlo – è un’invenzione recente, molto meno antica della composizione di testi tramandati oralmente. Sono poche e recenti le culture scritte, molto più numerose e molto più antiche quelle orali, oggetto privilegiato degli studi antropologici. L’invenzione della scrittura ha avuto un impatto traumatico sulla trasmissione orale del sapere.
𝗗𝗔𝗥𝗜𝗢 𝗖𝗜𝗡𝗚𝗢𝗟𝗔𝗡𝗜
𝗦𝗰𝗿𝗶𝘁𝘁𝘂𝗿𝗮 𝗲 𝗰𝘂𝗹𝘁𝘂𝗿𝗮. 𝗜𝗹 𝗯𝗶𝗻𝗼𝗺𝗶𝗼 𝗶𝗻𝘀𝗰𝗶𝗻𝗱𝗶𝗯𝗶𝗹𝗲 𝗱𝗶 𝘂𝗻 𝘀𝗮𝗽𝗲𝗿𝗲 𝗰𝗿𝗲𝗮𝘁𝗶𝘃𝗼 𝗲 𝗶𝗻𝗻𝗼𝘃𝗮𝘁𝗶𝘃𝗼
L’invenzione e l’affermazione della scrittura ha introdotto sostanziali cambiamenti nella trasmissione del sapere rispetto alle culture orali; e ciò al di là delle critiche mosse dalla filosofia platonica proprio nei confronti della scrittura. Nelle varie epoche storiche, dall’antichità al medioevo fino all’umanesimo, sono stati messi in atto continui tentativi per raccogliere, salvaguardare e mettere a disposizione di possibili fruitori il vasto patrimonio di scritti prodotti nei vari ambiti del sapere, perché si aveva coscienza dell’importanza dei valori di cui gli stessi erano portatori. La scrittura ha sempre rappresentato un fondamentale presupposto di stimolo per un sapere creativo e innovativo. In tal modo i testi prodotti si sono stabiliti in osmosi con la storia delle correnti di pensiero e delle civiltà che si sono succedute attraverso i secoli. Scrittura e cultura hanno costituito uno stretto connubio, anche al di là dei cambiamenti epocali apportati prima dalla stampa e attualmente dalla scrittura digitale, che tra i molti vantaggi non è esente da limiti, purtroppo ancora sottovalutati.
𝗔𝗡𝗧𝗢𝗡𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗥𝗢𝗚𝗚𝗘𝗥𝗢
𝗦𝗰𝗿𝗶𝘁𝘁𝘂𝗿𝗮 𝗲 𝘀𝗶𝘀𝘁𝗲𝗺𝗮 𝗻𝗲𝗿𝘃𝗼𝘀𝗼
In questo articolo si integrano le conoscenze scientifiche in relazione al comportamento motorio generale e particolare della scrittura a mano con le conoscenze della grafologia secondo Moretti. Si cerca, inoltre, di promuovere il senso della necessità di operare ancora nelle scuole l’insegnamento della scrittura manuale, dando argomentazioni scientificamente provate dei disturbi comportamentali e cognitivi che la scrittura digitale, incentivando il restare in rete, può causare.
𝗙𝗥𝗔𝗡𝗖𝗘𝗦𝗖𝗢 𝗔𝗦𝗖𝗢𝗟𝗜
𝗙𝗶𝗻𝗰𝗵𝗲́ 𝗰’𝗲̀ 𝗶𝗹 𝗰𝗼𝗿𝘀𝗶𝘃𝗼 𝗰’𝗲̀ 𝘀𝗽𝗲𝗿𝗮𝗻𝘇𝗮
Mai come oggi si discute della decadenza della scrittura a mano, dell’abbandono del corsivo e perfino dell’utilità di continuare a insegnarlo di fronte alla prepotenza dello stampatello. In questo contributo voglio focalizzare l’attenzione su alcuni aspetti della pedagogia della scrittura che mi sembrano carenti o dimenticati: l’attenzione al gesto grafico e alla forma, la questione di una mancanza di una disciplina dedicata all’insegnamento della scrittura ben organizzata e formalizzata che potrebbe suggerire una pedagogia della scrittura che tenga conto di tutte le molteplici componenti e competenze che la compongono.
𝗖𝗔𝗥𝗟𝗔 𝗦𝗔𝗟𝗠𝗔𝗦𝗢
𝗜𝗹 𝗿𝘂𝗼𝗹𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗺𝗮𝗻𝗼𝘀𝗰𝗿𝗶𝘁𝘁𝘂𝗿𝗮 𝗻𝗲𝗹𝗹𝗼 𝘀𝘃𝗶𝗹𝘂𝗽𝗽𝗼 𝗰𝗼𝗴𝗻𝗶𝘁𝗶𝘃𝗼
In questo studio sono esaminate le relazioni tra manoscrittura e oralità e le interconnessioni tra atto grafico, lettura e memoria. Dopo l’osservazione delle componenti dell’apprendimento della scrittura, vengono illustrate le tappe dello sviluppo del linguaggio dalla nascita all’adolescenza: le convenzionali fasi della comunicazione orale sono qui integrate con quelle dell’evoluzione grafomotoria.
La scrittura, nel suo essere mediatore simbolico, appare così come l’apice delle competenze linguistiche, comunicative e cognitive del  bambino.
𝗘𝗥𝗜𝗞𝗔 𝗠𝗢𝗥𝗘𝗧𝗧𝗜
𝗔𝗽𝗽𝗿𝗲𝗻𝗱𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝘀𝗰𝗿𝗶𝘁𝘁𝘂𝗿𝗮 𝗲 𝗺𝗮𝘁𝘂𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗴𝗿𝗮𝗳𝗶𝗰𝗮
Avviare all’insegnamento del corsivo è oggi più che mai un obiettivo difficile. I bambini arrivano all’ingresso della scuola primaria con tante competenze teoriche ma poche competenze del fare. Saltare, correre, avvitare, svitare, tirare e lasciare sono abilità grosso motorie poco consolidate. Così come temperare, impugnare bene, disegnare, restare concentrati in una attività con uno spazio è un tempo ben definito. Qual è il ruolo della scuola nell’educazione del gesto grafico?
𝗜𝗥𝗜𝗗𝗘 𝗖𝗢𝗡𝗙𝗜𝗖𝗢𝗡𝗜
𝗗𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗳𝗮𝗻𝗰𝗶𝘂𝗹𝗹𝗲𝘇𝘇𝗮 𝗮𝗹𝗹’𝗮𝗱𝗼𝗹𝗲𝘀𝗰𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗼𝘃𝘃𝗲𝗿𝗼 𝗹𝗮 𝘀𝗰𝗿𝗶𝘁𝘁𝘂𝗿𝗮 𝗰𝗮𝗺𝗺𝗶𝗻𝗮 𝗰𝗼𝗻 𝗺𝗲
Dal momento in cui il bambino impara a scrivere si verifica un importante passaggio che coinvolge e accompagna il processo di maturazione personale. La scrittura con le sue modifiche nel tempo e la relativa acquisizione degli automatismi varia in stretto rapporto ai cambiamenti della persona che la realizza e in funzione della maturazione attuata: in questo senso il “cammino” della scrittura si svolge secondo lo stesso percorso evolutivo come si evince dalla disamina dei saggi grafici proposti. Le segnalazioni offerte dalla grafologia dell’età evolutiva costituiscono un aiuto prezioso ai fini della comprensione della complessa realtà umana.
𝗕𝗔𝗥𝗕𝗔𝗥𝗔 𝗕𝗜𝗧𝗘𝗟𝗟𝗜
𝗦𝗰𝗲𝗹𝘁𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝘀𝗰𝘂𝗼𝗹𝗮 𝘁𝗿𝗮 𝗽𝗮𝘂𝗿𝗮 𝗱𝗶 𝗳𝗮𝗹𝗹𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗲 𝗼𝗽𝗽𝗼𝗿𝘁𝘂𝗻𝗶𝘁𝗮̀
Nel presente articolo si descrivono le potenzialità della grafologia nel sostegno dei ragazzi in fase di scelta del loro percorso formativo. Dopo un’introduzione teorica sulla condizione degli adolescenti nella scuola, sono presentati alcuni interventi svolti in ambito di orientamento scolastico che mettono in luce come, attraverso l’osservazione della scrittura, sia possibile aiutare il giovane a riconoscere le personali capacità e a comprendere le proprie paure e difficoltà, facendo sì che il momento di scelta diventi una vera e propria occasione di crescita. La ricerca e messa a fuoco delle più intime motivazioni e spinte di realizzazione, spesso nascoste nella propria storia raccontata tra le righe della scrittura, risultano l’elemento trainante: i desideri non solo creano le opportunità ma possono facilitare l’emergere di nuovi talenti per raggiungerle.
𝗖𝗔𝗥𝗟𝗢 𝗠𝗘𝗥𝗟𝗘𝗧𝗧𝗜
𝗠𝗮 𝗾𝘂𝗮𝗹𝗶 𝗹𝗶𝗺𝗶𝘁𝗶! 𝗟𝗮 𝗴𝗿𝗮𝗳𝗼𝗹𝗼𝗴𝗶𝗮 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝗼𝗽𝗽𝗼𝗿𝘁𝘂𝗻𝗶𝘁𝗮̀ 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗱𝗶𝘀𝗰𝗶𝗽𝗹𝗶𝗻𝗮𝗿𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝗹’𝗼𝗿𝗶𝗲𝗻𝘁𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗲 𝗹𝗮 𝘃𝗮𝗹𝗼𝗿𝗶𝘇𝘇𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗽𝗲𝗿𝘀𝗼𝗻𝗮
Con un approccio interdisciplinare l’articolo si propone di far conoscere agli studiosi di scienze umane, agli operatori della scuola e ai genitori degli studenti, il prezioso e originale aiuto che la grafologia può fornire ai fini della crescita degli adolescenti e del loro auto-orientamento. In particolare questo contributo si concentra su come aiutare i ragazzi a conoscere e a superare alcuni limiti personali, appoggiandosi a potenzialità che possono essere scoperte attraverso lo studio della loro grafia.
𝗜𝗦𝗔𝗕𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗭𝗨𝗖𝗖𝗛𝗜
𝗚𝗿𝗮𝗳𝗼𝗹𝗼𝗴𝗶𝗮 𝗲 𝗿𝗲𝗹𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝘀𝗼𝗰𝗶𝗼-𝗳𝗮𝗺𝗶𝗹𝗶𝗮𝗿𝗶
Questo contributo si propone di far comprendere, soprattutto a coloro che non ne hanno specifiche informazioni, quale azione la consulenza grafologica nell’ambito delle relazioni sociofamiliari può rappresentare e il suo valore a livello interdisciplinare. È stato verificato, grazie a esperienze territoriali, che fare consulenza è fare educazione, quindi si crea un rapporto significativo tra consulente-grafologo e persona. Moretti ha offerto delle indicazioni fondamentali riguardo questa utilizzazione della grafologia nella sua opera Grafologia Pedagogica (1974), centrata sull’importanza della formazione della persona e della prevenzione di disagi evolutivi.
Per evidenziare alcuni aspetti fondamentali, ho cercato innanzitutto di fornire delle osservazioni di base sui concetti che sottendono la  consulenza grafologica, per poi spostare l’attenzione sul servizio alla famiglia, al rapporto genitori e figli, poi alla funzione di aiuto che può dare alla coppia, nei diversi momenti della relazione. Per aiutare il lettore a entrare negli aspetti applicativi della grafologia in questo delicato settore, ho pensato di proporre un caso, una realtà familiare, in cui una bambina, che ho chiamato Claudia, attraversa un momento critico della sua crescita, manifestando nel comportamento delle ansie e paure.
Attraverso l’analisi della scrittura di Claudia nei vari momenti evolutivi e delle grafie dei genitori, è stato possibile dare dei suggerimenti educativi, in base ai rilievi grafologici che erano emersi, che hanno favorito uno sviluppo positivo della situazione.
Ho infine precisato che la consulenza grafologica familiare resta in un ambito educativo, non invade altre competenze, ma agisce secondo la metodologia grafologica, offrendo servizi finalizzati alla formazione della persona. Spero di aver dato con questo piccolo contributo uno stimolo per sensibilizzare l’attenzione verso questo settore di applicazione grafologica.
𝗣𝗔𝗖𝗜𝗙𝗜𝗖𝗢 𝗖𝗥𝗜𝗦𝗧𝗢𝗙𝗔𝗡𝗘𝗟𝗟𝗜
𝗟𝗮 𝘀𝗰𝗿𝗶𝘁𝘁𝘂𝗿𝗮 𝗻𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗦𝗰𝗿𝗶𝘁𝘁𝘂𝗿𝗮
Nella raccolta dei numerosi libri (in greco ta biblia), che dal Medioevo oltre al nome di Scrittura prende anche quello di Bibbia, sono numerosi i riferimenti al mondo della attività scrittoria, nata nel Medioriente circa 5000 anni fa. Il contributo, con brevi note di commento, presenta i principali passaggi scritturistici in cui si parla – anzi, si scrive – di scrittura e vuole essere un punto di partenza per ulteriori approfondimenti.
𝗖𝗵𝗶 𝘃𝗼𝗹𝗲𝘀𝘀𝗲 𝗮𝗰𝗾𝘂𝗶𝘀𝘁𝗮𝗿𝗹𝗼 𝗽𝗼𝘁𝗿𝗮̀ 𝗶𝗻𝘃𝗶𝗮𝗿𝗰𝗶 𝘂𝗻𝗮 𝗲𝗺𝗮𝗶𝗹 𝗮 𝗹𝗶𝗯𝗿𝗲𝗿𝗶𝗮@𝗶𝘀𝘁𝗶𝘁𝘂𝘁𝗼𝗺𝗼𝗿𝗲𝘁𝘁𝗶.𝗶𝘁 o 𝘀𝗰𝗿𝗶𝘁𝘁𝘂𝗿𝗮@𝗶𝘀𝘁𝗶𝘁𝘂𝘁𝗼𝗺𝗼𝗿𝗲𝘁𝘁𝗶.𝗶𝘁